20.9.09

Grimming Symposium 2009




31.8.08

IRDNING (Austria) Simposio 2008

















30.8.08

STUBENBERG (Austria) Simposio scultura 2008











9.10.07

"ARTFARMGAIA" Umbria -ITALIA Simposio di scultura 2007 - Cappelletti Bruno











"LERMOOS" Austria -Simposio di scultura 2007- Cappelletti Bruno
















"MATRAN" Svizzera - Simposio di scultura 2007- Cappelletti Bruno





























"KÖRMEND" Ungheria -Simposio di scultura 2007- Cappelletti Bruno











"GOTHARD ASZTROFIZIKAI OBSZERVATORIUM" UNGHERIA 2007- Cappelletti Bruno






















13.2.07

"Il bambino" marmo - Museu Internacional de Brusque - Brasile 2005


1.11.06

"Acqua e luce" Granito-Val Genova 2004


24.8.06

"Speranza" Bronzo - Borgo Valsugana (I) 2006

Hoffnung" Pioppo nero - Krankenhaus Freiberg - Sachsen (D) 2005

"Senza Titolo" Rovere - Parkmuseum Mildenberg (D) 1999

"Senza Titolo" Rovere - Diemelspark Marsberg (D) 2001

"In cielo" Cedro del Libano - Levico Terme (I) 2001

"Il colloquio" Pioppo - Comune di Levico Terme (I) 1998

"Veglia al parto"Ciliegio/Cemento- Koenigstadt-Terrassen Berlin (D) 2000

23.8.06

"Anime" Legno di olmo - Pazinski Kastel - Kroatien 2004

1.5.06

CURRUCULUM VITAE


Bruno CAPPELLETTI

- nasce a Sopramonte/Trento, Italia

- Scultore – Pittore

- vive e lavora a Castelnuovo/Trento, Italia



Esposizioni individuali e collettive: (selezione)

- SOPRAMONTE (Italia)

- ROVERETO ( Italia)

- BORGO VALSUGANA ( Italia) (personale)

- CEMBRA ( Italia )

- VILLAZZANO ( Italia )

- "SALA MAIER" PERGINE ( Italia ) (personale)

- CASTELNUOVO ( Italia ) (personale)

- TELVE ( Italia ), (personale)

- “Galleria IL CANDELAIO” (FIRENZE) ( con Olaf Füchtner )

- “Galleria OVENO” (TRENTO) (personale)

- ”Villa PISANI” (VENEZIA) (con Olaf Nehmzow e Libera Carraro)

- LAGOS (Portogallo)

- PALINURO (Italia)

- SZEKSARD (Ungheria)

- “NATURKUNDENMUSEUM” FREIBERG (Germania)

- MOTTA DI LIVENZA ( Italia)

- FUNCHAL (Portogallo)

- “Galleria ARTEMIS” FARO (Portogallo), (personale)

- VERONA (Italia)

- “Galerie TALSTRASSE” HALLE (Germania) ( con Bruno Colorio, Annamaria Gelmi, Nelio Sonego)

- “Soziokulturelles Zentrum JOJO” BERLINO (Germania) (personale)

- ” Galerie im HOFEFELD” FRAUENSTEIN (Germania)

- “Galerie ROSENOWSTRASSE” LEIPZIG (Germania) ( con Jürgen Raiber )

- “Galerie DEUTSCHE BANK” PRENZLAU (Germania) (personale)

- “Galerie OLIMAR” BERLINO (Germania) (personale)

- “Galerie LEOPOLDSTRASSE” MONACO (Germania) (personale)

- “Galerie ALT BUCH” BERLINO (Germania) (con Hans Jürgen Seliger)

- “Galerie WIMMER” MONACO (Germania) ( mostra permanente )

- “Galerie MittelsächlichesTHEATER” FREIBERG (Germania) (personale)

- “Galerie Multikulturelles Centrum Templin” TEMPLIN (Germania) (personale)

- “Galerie PAZINSKI KASTEL” PISINO (Croazia) ( con Marino Jugovac )

-” MARITIM Pro Arte Hotel“ BERLINO (Germania) (personale)

- "NIKOLEIKIRCHE" FREIBERG (Germania)

– Hotel “ABACUS” BERLINO (Germania) (personale)

– “Galerie LE BAMBOU” FREIBERG (Germania) (personale)

– “ VERTRETUNG DES LANDES BRANDENBURG” BERLINO (Germania)

–“Muzeum Podstaw Lesnictwa” GOLUCHOW (Polonia)

– “TURMGALERIE” AUGUSTUSBURG (Germania) (personale)

- " CASTEL DRENA" ( Italia) (con Olaf Füchtner)

- " I GIARDINI DELL' ARTE" CLES (TN) (italia)

- " Sala MARIO MERZ" Cognola (TN) (Italia)

- " Museo Niechorze" NIECHORZE (Polonia)

- "Atelier - OPEN " GLEIDORF (Österreich)

-ALPOK ADRIA PANNONIA" KÖRMEND (Ungheria)

“Sala Maier” PERGINE (Italia)

„ARTFARMGAIA“ UMBRIA (Italia)

– “A.A.P. TECHNOLOGIEZENTRUM EISENSTADT” EISENSTADT (Austria)

–„ Galerie JANUS“ SZOMBATHELY (Ungheria)

– „ALPE-ADRIA-PANNONIA“ Bildungszentrum Reiffeisenhof GRAZ (Austria)

– “SKULPTURENPARK SONNENWALD” HATZENBERG (Germania) 2008 -

Simposi di scultura e Pleinair : (selezione)

-VILLAGNEDO (Italia)

- MADEIRA (Portogallo)

- FARO (Portogallo)

- ASIAGO (Italia)

- RONCEGNO (Italia)

- RECOARO TERME (Italia)

- MARIE DE LA BRESSE (Francia)

- TEMPLIN (Germania)

- FIEBERBRUNN (Austria)

- MARSBERG (Germania)

- LIFFOL LE GRAND (Francia)

- SATTENDORF (Austria)

- SCHWEDT (Germania)

- LEVICO TERME (Italia)

- MÖDLING (Austria)

– S.Donà di PIAVE (Italia)

- BRZOZKI (Polonia)

- RORSCHACH (Svizzera )

- SAPPADA (Italia)

- BELLUNO ( Italia )

- VILLERS LE LAC (Francia)

- PISINO (Croazia)

– BIBIONE (Italia)

-ST. BLASIEN ( Germania)

– HERMSDORF (Germania)

- GOLUCHOW (Polonia)

– TRETTO (Italia)

– BRUSQUE (Brasile).

- KOPER (Slovenia)

- MORTEU (Francia)

- NIECHORZE (Polonia)

- KARWIA (Polonia)

- KÖRMEND (Ungheria)

– LERMOOS (Austria) – MATRAN (Svizzera)

- „ARTFARMGAIA“ UMBRIA (Italia)

- ST. BLASIEN ( Germania) 2007

- MARIE DE LA BRESSE (Francia) 2007

- TEMPLIN (Germania) 2007


Premi nei simposi:

- S. Donà di PIAVE (Italia) = II° Premio

- LIFFOL LE GRAND (Francia) = Premio degli Artisti

- SZOMBATHELY „GOTHARD ASZTROFISIKAI OBSZERVATORIUM“ (Ungheria) I° Premio

Concorsi:

- nel 2004 vince concorso per un’opera d’Arte per la Casa di Soggiorno per Anziani di CONDINO (Italia)

- 2005 vince concorso per un’opera d’Arte per il nuovo ospedale di FREIBERG ( Sassonia-Germania)

- 2005 vince concorso per una scultura in bronzo “Ospedale S.Lorenzo” BORGO VALSUGANA (Italia)

- 2005 "II° premio R.S.A. CAVEDINE" (Italia)

- 2006 "III° premio Comune S.Michele all’ Adige" (Italia)

- 2007 " II° premio Comune Scurelle" (Italia)

-2008 " vince concorso per una scultura in ceramica "Scuola Elementare Caldonazzo" (Italia)

Altre informazioni:

Nel 1978 fonda il “CIRCOLO ARTISTI SOPRAMONTE”
Nel 1988 apre la “GALLERIA D’ARTE OVENO”
Nel 1989 fa nascere e dirige la casa per artisti “EUROPA 2001”
Nel 1993 è primo Presidente di “ARTE EUROPA ‘93”
Nel 1997 apre la casa per artisti “VILLA ROSSA”
Nel 2004 Presidente di “ORIZZONTE EUROPA – associazione per l’Arte”

Indirizzo:

Artista - Bruno Cappelletti - via Trento 35 - I - 38050 CASTELNUOVO (Trento)

28.3.06

"Figura distesa"

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"La selezione"

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"Il cigno"

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27.3.06

"Il ragno" 1999 - Legno di orno /cemento/filo spinato - d. 230 cm.

Tra legno e cemento

Attraverso la combinazione scultorea del legno e del cemento indago i temi della vita, dell'esistenza: la donna, la maternità, l'amore, l'uomo e la natura.
Il legno, la radice, ti costringe sin dall'inizio ad una misura quasi definita, il mio compito è quello di far emergere ciò che già esiste. Nel legno scopri i colori caldi della terra, la bellezza del materiale naturale; osservi le venature che seguono il lavoro dello scalpello, linee che accentuano la rotondità della figura.
La radice è l'elemento primo della pianta, essa è origine di vita. Dalle montagne del Trentino le radici sono portate a valle dai torrenti. Nella discesa esse rotolano , sbattono contro massi, riposano nelle anse. Lavorate dal tempo e dall'acqua si scoprono nell'essenza della forma, quasi ad intravederne l'anima; il trovarle è rivelazione, sorpresa, emozione.
Con il cemento l'intervento artistico e compositivo è più libero. Attraverso lo svilupo del tema dell'opera, il lavoro acquista fantasia, spontaneità e personalizazione. Con la sola abilità tecnica, con la capacità, con l'esperienza e la conoscenza del materiale e degli strumenti di lavoro lo scultore trasforma la massa indefinita di cemento in figura e immagine.

26.3.06

"Il principe" 2005 Legno di tiglio e cemento h. 190 cm.

25.3.06

"Il cappellino di moda" 2003 legno di noce h. 195 cm.

24.3.06

Bruno Cappelletti "Il cappello di piume" 2003 legno di pino/calcareo h. 107 cm.

23.3.06

"Il manichino" 1997 legno di ciliegio/ferro h. 170 cm.

1.1.06

RECENSIONI

Firenze, giugno 1993

Lo scultore Bruno Cappelletti, usa una materia morbida ben appropriata alla forme sinuose e dolci che modella. Archetipi portati ad una stilizzazione essenziale, formalisticamente ineccepibili. Racchiusi in una evoluzione di linee ben raccordate. Il tutto, una presenza estremamente positiva.

Bruno Chiarini

Venezia, luglio 1995




Bruno Cappelletti: forme giocose

Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei. Questo asserto vale soprattutto per gli artisti, che non possono evitare di tradire nelle loro opere i riflessi ambientali del luogo di appartenenza. Ciò è vero soprattutto per quanti vivono in nicchie ecologiche dense di tradizioni vive e di umanità facilmente intelligibili fra le pieghe del quotidiano.
Bruno viene da una delle nostre valli meno offese dalla modernità.
Nelle sue opere ristagna il profumo di tradizioni secolari, di passioni, di sogni, di ricordi
Fra tutto emerge il desiderio di riscatto espressivo dei miti della storia: I valligiani hanno da sempre privilegiato il fare al dire. Bruno non fa eccezione. Cappelletti è un trentino con la scultura nel sangue.
La sua creatività trova espressione soprattutto in opere scultoree di rilevante misura. Il mio pensiero va a delle sue creazioni trasfiguranti delle entità misteriose che sembrano rapite ad un mondo arcano, ricco di rimandi immaginativi che tradiscono una elevata densità simbolica.
Da qui il loro potere di fascinazione e di seduzione.
Ciò che colpisce nelle opere scultoree di Bruno è la leggerezza degli oggetti da lui prodotti e l’armonia che egli riesce ad incorporare nelle sue produzioni. La leggerezza in discussione si contrappone alla corposità forte dei materiali da lui trattati lasciando nello spettatore una situazione di produttiva enigmaticità.
Formalmente la figura di riferimento è la curva dolce ed ovattante: siamo nei vissuti che portano al ventre materno, nei luoghi in seno ai quali la creatività acquista un valore germinativo.

Ovviamente questi sono giochi che si esprimono per lo più a livelli del preconscio, vale a dire nei luoghi dove esiste un legame forte fra intuizione e realtà.


Ruggero Sicurelli




Levico, settembre 1998


E’ incredibile come l’artista Bruno Cappelletti, riesca a riportare, attraverso scultura e pittura, l’attuale condizione umana: il movimento delle sue sculture, esprimono il pieno desiderio e, allo stesso tempo, la mortificazione umana dei sentimenti; sculture senza corrugati pensieri, senza volto, esangui, ma che nel gesto colmano la totale, ancestrale voluttà del pathos umano.

Alessandro Perina


Castelnuovo, novembre 1997

Gridano le sculture quasi invocando l’artista come l’unico in grado di “liberarle”, di far emergere dal legno “ciò che già esiste” ma che solo l’occhio dello scultore è in grado di rivelare. E’ lui, infatti, Bruno Cappelletti, che sgrezzando il legno, scolpendolo e incorporandolo in una materia inorganica ma, forse per questo, più duttile, quale il cemento, dona agli oggetti una vita autonoma ricca di sussurri e grida.
Simonetta Murri


Castelnuovo, novembre 2000


Abbraccio, incontro di due materiali diversi, come diversa è la natura maschile e femminile.
La porosità data al cemento contrasta con la superficie levigata del legno, il materiale inerte abbraccia quello vivo, lo ingloba, lo circonda. Eppure talvolta il rapporto si inverte, come accade spesso agli uomini e alle donne: allora il legno crea una gabbia attorno alla pietra (artificiale).
Questa di Bruno Cappelletti è un’arte che, pur dichiarandosi lontana da ogni pretesa figurativa, conserva nelle forme ricordi antropomorfi che si manifestano sotto certi punti di vista per nascondersi all’improvviso se visti sotto altre visuali.
Sono abbracci possessivi o abbracci o abbracci amorosi?
Talvolta il legno, anzi la radice (perché spesso è questa la parte dell’albero che viene utilizzata dall’artista) sembra voler divincolarsi dal contatto più greve e pesante del cemento, anche se questa pesantezza è mitigata dal colore bianco.
Eppure, è proprio da questo contrasto che il legno acquista maggiore vita, che raggiunge un calore particolare.

Enrico Dandrea


Trento, maggio 2004.

Ogni nuova scultura di Bruno Cappelletti è una vera sfida che l’artista lancia a sé stesso ed alla sua creazione. con notevole capacità plastico-espressiva unita ad intuizione creativa e fantasia di fanciullo, Cappelletti riesce sempre a stupire, dando vita a composizioni complesse, dominatrici dello spazio in cui sono collocate.
Queste opere richiedono una visione attenta ed invitano al movimento, al cambio continuo di prospettiva per apprezzarne al meglio ogni dettaglio. Blandiscono e catturano lo sguardo: linee sinuose e plastiche, armonia di spazi e volumi, perfetta fusione tra il legno, materiale naturale, ed il cemento opportunamente trattato.
L’opera di B. Cappelletti è fortemente simbolica sia nella scelta delle tematiche, sia nell’uso così equilibrato di materiali molto diversi, magistralmente fusi tra loro quasi ad indicare all’uomo moderno una via possibile per armonizzare tecnologia e natura.

Nicoletta Tamanini

Berlino, 14 Dicembre 2004

Bruno Cappelletti, nato nel 1945 a Sopramonte, in Trentino (Italia) così si esprime nel suo catalogo: “ Il mio lavoro si prefigge lo scopo di fare emergere ciò che già esiste.”
I reperti che egli, nelle sue sculture e rappresentazioni plastiche in genere elabora e rielabora, gli indicano fin dall’inizio una misura ben definita.
Capace di notevole entusiasmo, sviluppa in modo creativo, spontaneo e giocoso e con grande sensibilità i contenuti dei suoi temi. Da un’idea venutagli di getto sviluppa, in costante colloquio con l’essenza dell’oggetto naturale, il suo discorso e lo trasforma poco a poco con grande coerenza e perfezione tecnica. Nel far ciò usa la particolare forza espressiva e la sensualità di materiali complementari. Ciò non è per Bruno Cappelletti un atto formale, bensì corrisponde profondamente al suo carattere interiore, alla tipica inclinazione del suo animo.
In contatto attivo e consapevole con coraggio e umiltà, realizza il suo Io non solo per quanto riguarda la sua attività artistica.
L’incontro di due generi di materiale sembra essere qui un vero e proprio abbraccio. Un abbraccio con tutte le speranze, i problemi, i quesiti in esso contenuti, come:

Ricongiungimento o inglobamento
Autoaffermazione o abnegazione
Simbiosi o parassitismo
Armonia o dissonanza

Questi dualismi vengono risolti da Bruno Cappelletti nella ricerca di qualcosa di nuovo, di intero, di terzo o di quarto e tematicamente trasformati in modo esplicito nell’opera “Das Schaukelpferd”-“Il cavallo a dondolo”.
Aspetti molto generali dell’esistenza come la natura, l’essere umano, l’amore, la femminilità, la maternità si ritrovano in sculture come, per esempio, “Die Geburt”-“La venuta alla luce”; stati d’animo si rispecchiano, ad esempio, in “Die Vertrauten”-“Le confidenti”, oppure Bruno Cappelletti cerca o trova anche esecuzioni più concrete come “Der Vogel”-“L’uccello”. Esse sono frequenti variazioni sul tema “ Indicazione direttiva ed ispirazione”, sul modo di lavorare didattico ed intuitivo, sull’ analisi e sulla sintesi.
E, in conclusione, vorrei completare la dichiarazione di Bruno Cappelletti, citata all’inizio di questa mia nota “Il mio lavoro si prefigge lo scopo di fare emergere ciò che già esiste”, nel modo seguente:” Il mio lavoro si prefigge lo scopo di fare emergere ciò che già esiste, rispecchiato nella profondità del mio animo pieno di gusto estetico e forza espressiva”.



Matthias Schilling




Dicembre 2001.


La grande mostra di sculture realizzata in Dicembre 2001 a Berlino pone all’attenzione internazionale, ancora una volta, l’artista trentino Bruno Cappelletti.
E lo pone, nel confronto diretto ed esplicito, di fronte alla storia della scultura della seconda metà del ‘900, proprio per decifrarne le sue personali priorità anziché i suoi generali connotati artistici che andrebbero reinterpretati alla luce delle recenti realizzazioni.
Priorità dovute alla necessità di trattare la materia come lo strumento fondamentale attraverso cui esprimere la propria arte; ci sono per lui anche altri “strumenti” che tuttavia dipendono,appunto, dal suo rapporto con la “materia”; sono: la grafica, la pittura, gli spazi entro cui collocare il suo pensiero, il carattere della rappresentazione che può accentuare la scultura e metterla in rilievo, la sottolineatura dei volumi, l’intervento più ripensato mediante la messa in “luce” di parte della materia.
Prima di essere scolpita (plasmata), la materia è stata “inventata” e riscoperta da Cappelletti per indicare, e quindi comunicarci, un – oggetto – ch’egli ha identificato in un tronco d’albero, in una radice ritrovata nei torrenti trentini, ovvero un – concetto – ch’egli ha nel frattempo elaborato nella mente.
La materia, lo strumento espressivo, è quindi la trascrizione di una riflessione mentale, di una denominazione segnica, che si fa “ parola e incanto per divenire successivamente ciò che nell’arte si chiama “rivelazione” , opera.
Quello che Cappelletti, anche attraverso la mostra di Berlino, affronta affinché le sue sculture esprimano esattamente ciò che egli vuol comunicare è la scelta dei valori plastici da collocare nel contesto delle sculture: questa scelta darà luogo al “linguaggio” dell’artista e, insieme ad altri elementi della scultura, allo stile.
Il linguaggio di Cappelletti non è mai rimandabile all’espressione artistica gratuita, scaturita da ciò che si suole dire impropriamente “ispirazione”, ma si avvale di una strategia enunciativa meditata e sofferta per mezzo della quale riesce a comunicare pensieri, significati, attese e derive.
Egli sa, però che la materia, una volta plasmata, manipolata, attraversata, si offre liberamente e soffertamene alla interpretazione; in questa veste è una sorta di anelito: saranno gli altri (non l’artista) a far vivere la scultura, a far si che essa non resti soltanto un richiamo per lievi attimi d’incanto, ma divenga dono, continuamente dislocato tra i bordi dello sguardo e dell’accoglienza, imprendibile e incolmabile, non esauribile dall’interpretazione in quanto il ritmo di crescita dei significati è direttamente proporzionale al desiderio di luce, alla speranza di nuove promesse. Cappelletti compie, nel suo difficile itinerario del “fare” creativo, una operazione di grande elaborazione mentale quando, identificata la materia da “trattare”, definisce spazi e volumi, linee da assorbire e monumentalità da esaltare.
Le sue opere, allora, nascono prima da una condizione mentale macerata e illuminata e poi divengono “percorsi” da illustrare e “usufruire”.
L’artista trentino, da decenni impegnato nella ricerca instancabile della dimensione espressiva più adeguata alla comunicazione, elabora delicate ed energiche figure “interiori” mediante l’uso del legno, della pietra, del bronzo, della tecnica mista con cemento bianco e legno.
Egli “inventa” la materia, nel senso che usa il cemento bianco come strumento per plasmare il legno, per la necessità di segnalare idee nuove che si offrono come possibilità d’altro alla ipotesi creativa ed argomentino in maniera rinnovata il suo bisogno di espressione artistica.
E’ risaputa l’eterna lotta che lo scultore intraprende con la materia per comprenderla e piegarla al suo desiderio interiore, alla sua necessità di vivere la dimensione più alta dell’essere, ma è anche vero, pure per Cappelletti, che dal disagio storico come dal dissidio del suo “io” con il mondo ha avuto il coraggio di trarre la forza per uscire fuori dalla corrente sia della sua coscienza e sia dagli eventi che tentano sempre di sommergerlo.
Cappelletti ha trascritto questo movimento interiore usando la materia da scolpire per definire gli spazi e i volumi delle proprie sculture, come misura di una sua “deriva” creativa che gli dia visibilità rinnovata, energia primaria, tensione evolutiva.
Figure e forme sono per l’artista trentino occasioni ed eventi elaborati in un crescendo di sogni e spaesamenti, di immersioni ed avventure interiori.
Sono anche modelli ed alfabeti da frequentare in una sintassi tutta contemporanea al di fuori di una quotidianità espressiva, vissuta come una sfida temeraria da raccogliere e rilanciare nelle braccia della storia dell’uomo.

Pino Bonanno


Trento , marzo 2006

La produzione artistica di Bruno Cappelletti si caratterizza per grande raffinatezza formale. Le sue figure lunghe e slanciate si tendono verso l'alto eleganti, esangui e senza volto, eppure così espressive e cariche di pathos. Cappelletti con le sue creature indaga i temi della vita e dell'esistenza: la maternità, l'amore, l'uomo e la natura.
Per Cappelletti, scopo dell'artista è far emergere ciò che già c'è, nella vita e dentro la materia preferenziale da lui scelta, il legno, o meglio il nucleo stesso vitale dell'albero, la radice. In questo "elemento" è presente la terra stessa, con i suoi colori caldi e naturali, la sua bellezza senza artefazioni ne artefatti. Cappelletti sembra manipolarla come plastilina, seguendone con lo scalpello venature che sembra aver creato lui stesso, dando vita a linee che accentuano profondità e rotondità della figura. Le figure sembrano uscire dal legno stesso, pronte a librarsi verso il volo della vita. Sembra basti un soffio, un alito di vento perchè si compia il miracolo del burattino reso bambino, nato e cresciuto in queste radici, lavorate dal tempo e dall'acqua, giunte a valle, trasportate giù dalle montagne attraverso i torrenti.
La radice diviene metafora dell'origine della vita intera, non solo quella dell' albero, e per questo originatrice essa stessa di altra vita, di altri esseri, queste sculture non più solo" in potenza" , ma già " in atto".
C'è una raffinata consapevolezza e grazia artistica in questo "fare" arte. Lo sperimentalismo tecnico e stilistico permette a Cappelletti di dare vita a sculture che amalgamano e fanno dialogare insieme legno e pietra, legno e cemento. La scultura, scarna ed essenziale, dialoga con materiali, con modalità di intervento simili all'arte povera, con risultati di grande armonia.

Chiara Girardi, critica d'arte.
FREIBERG

Venerdì, 3 Febbraio 2006

Un sentimento effimero in forme plastiche.

………………….. Il linguaggio plastico dell’artista è caratterizzato dal suo materiale: legno e cemento,
elementi di base per la produzione artistica, con apparentemente infinite possibilità di diverso impiego, come dimostrano le sculture di Cappelletti. Si tratta di un’opera in continuo sviluppo, senza fratture, che Bruno spesso ci mostra. Le molteplici possibilità di elaborare in modo plastico questi materiali lo hanno portato a compiere sculture veramente convincenti.
Cappelletti spiega così ciò che persegue con la sua arte: ”Nei miei lavori mi interessa, per quanto riguarda il contenuto, il confronto dell’osservatore coi valori di fondo della nostra società e la sua “apertura”. In un’epoca orientata verso i consumi egli ritiene inevitabile di dovere tener conto del confronto con l’altro, del sentimento, della schiettezza, dell’amore, dell’onestà e dei valori. Così, per esempio, si può esprimere in una scultura il carattere effimero di un sentimento in forma plastica. Le figure umane si costruiscono inizialmente con forme spigolose che acquistano poi un carattere morbido. Esse si inchinano l’una verso l’altra o si scostano l’una dall’altra, in una contrapposizione ricca di tensioni. I movimenti vengono solo accennati e vogliono rappresentare sia un ritirarsi che un voler espellere. I corpi giacenti e quelli in posizione eretta costituiscono elementi chiusi.
Le sculture vengono rappresentate costantemente in crescita armoniosa nella loro severa struttura. “Ecco il punto nel quale si può fare un discorso nei confronti dell’osservatore, sia coi suoi pensieri sia toccando direttamente l’opera”, come dice l’artista. Ogni scultura di Cappelletti è caratterizzata dalla sintesi di tre elementi: la razionalità del legno, la sua umanizzazione attraverso l’elaborazione organicamente ritmica e il conservarsi del materiale nel suo carattere particolare. La fragilità, la sensibilità e leggerezza sono caratteristiche che contraddistinguono la sua opera in tutte le sue fasi operative.

Christine Zülch

Vienna , 22 Dicembre 2006

BRUNO CAPPELLETTI

Uno scultore dalle linee e forme morbide ed organiche;
uno scultore dalle composte inconciliabilità;
uno scultore che fa stare insieme i contrasti.


E’ difficile indagare se Bruno Cappelletti, con la capacità di accomunare con intelligente elaborazione tecnica due materiali generalmente incompatibili come il legno ed il cemento, voglia creare delle unità o dei contrasti.
Egli fa stare insieme lavori che necessitano di due diversissime procedure operative, da una parte oggetti parziali di tipo scultoreo, dall’altra oggetti formati plasticamente, in nuove contrapposizioni riunite o, che è la stessa cosa, in nuove unità contrapposte.
Egli gioca sulla e con la diversità dei materiali, con la loro immanente origine, con una elaborazione divergente, con la percezione tattile ed ottica e col fattore temporale dei diversi processi di invecchiamento.

Le forme sono sempre morbide, calde, quasi amabili; invitano a toccare, ad accarezzare l’oggetto per sentirlo, quasi per intervenire direttamente nel modellare l’opera.
Le sue linee hanno per lo più la funzione di limitare e strutturare le forme e non sono mai le portatrici di idee; portatori di idee sono i suoi volumi che sembrano gonfiarsi e sgonfiarsi e che devono rappresentare una determinata sensazione, come la massa viva e in parte erotica. Le superfici elaborate magistralmente, levigate, con riflessi cangianti di seta non sono una conclusione per abbellire, bensì un’affermazione della sensualità.

La sensualità è pure il tenore del suo modo di lavorare, del suo avvicinarsi alla forma ed al contenuto, che fa trasformare la sua tematica in figure umane e forme organiche. I temi, le idee espresse sono composte, contemporaneamente, da bisogno di armonia, da elevato senso estetico e dinamismo. Ciò che scorre, come per esempio nella scultura “Bambino”, si incastra reciprocamente con ciò che pulsa, in una formazione figurativa e fa intuire l’uso prudente del materiale qui usato. La scultura “volere volare” rende l’ancestrale desiderio nostalgico di leggerezza e libertà e, con la forma aperta, comunica con l’osservatore e invita a volare col pensiero.

Nelle sculture cosi tipiche di Cappelletti, formate da due materiali dalle caratteristiche antitetiche, vengono imposte al cemento, che ha la funzione di completare, le forme organiche della parte in legno. Così nasce il momento più importante nei suoi oggetti, nei quali non si può dire con certezza se si tratti di un tentativo di fondere in un tutto la DUALITA’ o la POLARIZZAZIONE, vale a dire la rappresentazione dei rapporti di tensione tra due opposti.



Elisabeth Ledersberger-Lehoczky
Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Artisti Austriaci
Castello di Schönbrunn, Vienna
Presidente della Sezione Scultura.

Multikulturelles Centrum Templin 27.06.2003, 20.00 Uhr

BRUNO CAPPELLETTI, Scultura e Pittura


Egregi signori e signore,
cari amici e visitatori!

Il programma per la mostra di oggi era pronto già due anni fa. A quel tempo Bruno Cappelletti si trovava qui a Templin per il terzo Simposio Internazionale della Grafica dell’Associazione artistica e noi eravamo invitati ad una piacevole serata presso la signora Katrin Bohm. Il successo è sempre motivato, come si suol dire, ed è vero. Attualmente il quarto Simposio Internazionale ha luogo negli studi e nell’atelier di Bodo Neumüller. Artisti provenienti dall’Italia, dalla Polonia e dalla Germania, ai quali do il mio più cordiale benvenuto alla Mostra, sono di nuovo ospiti a Templin, come i colleghi del gruppo artistico “Raus” i quali pure svolgono attualmente la loro attività in questa città.
Ho il piacere di rivolgere a voi tutti il mio intervento introduttivo perché conosco Bruno Cappelletti da anni; noi siamo non solo colleghi, bensì anche e, innanzi tutto, buoni amici. L’intenzione di questa introduzione non è critica d’arte in senso buono o meno buono. La nostra lingua non dispone di così tanti vocaboli per poter descrivere, anche solo inizialmente, espressioni d’arte.
Nei confronti della natura abbiamo ancora un rapporto di mera osservazione. Nei confronti delle opere d’arte ci sentiamo costretti ad emettere giudizi. E ciò è già abbastanza ingiusto. Le valutazioni sono inadeguate perché causano limitazioni e vengono superate prima ancora di essere scritte.
Le opere d’arte costituiscono quiete e sopportano volentieri di essere guardate.
E’ possibile che l’inquietudine si scateni nell’animo dell’osservatore.
E così siamo indotti ad esporci all’effetto delle opere qui esposte per far maturare, guardando, la nostra capacità di osservazione.

Già nella denominazione della Mostra “Bruno Cappelletti- Plastica e Pittura”, sarebbe meglio dire “scultura”, inizia una certa ambiguità.
Durante le lezioni scolastiche di arte ci era stato semplicemente insegnato: scultura vuol dire che, lavorando il marmo, la pietra, il legno, “si toglie qualcosa”; plastica vuol dire che, lavorando la creta, la cera, la porcellana e il metallo, “si aggiunge qualche cosa”; per il gesso si ha una via di mezzo.
Partendo dalla pubblicazione di “Negerplastik” (Plastica del negro) di Carl Einstein (Prima edizione del 1915), nella quale sono rappresentate e descritte, con una sola eccezione, esclusivamente sculture in legno, fino al “Parco di sculture” dei giorni nostri, dove sono mostrati principalmente importanti grandi plastici metallici di bronzo, acciaio e ottone o alluminio, l’ambiguità permane.

Nel nostro Paese si va a consultare il Duden:
Nella breve definizione ortografica nel primo volume, il termine “Bildwerk” sta per opera scultorea-plastica e ”Bildhauerwerk” per scultura, mentre “Bildhauerkunst” sta per ambedue i termini predetti.
Il Duden delle parole straniere (Vol.5) dice nei due casi “Bildhauerkunst” (Arte scultorea), ma differenzia la procedura plastica, che modella, impasta e trasforma, dal lavoro eseguito con tanto di scalpello, la scultura.
Risalendo all’etimologia, l’origine del vero significato di fondo delle parole, nel Vol.7 troviamo, per i due concetti, il termine “arte scultorea”, ma sempre tra virgolette.

Il termine “Plastica” viene preso nel diciottesimo secolo dal francese “plastique” e risale al termine greco “plastikè”, da cui deriva anche l’aggettivo “plastikos” a significare la capacità di formare, plasmare, dar forma, termine che ritroviamo nel latino “plasticus” che in tedesco diventa “plastisch” vale a dire modellabile, lavorabile, chiaro, evidente, che si può incidere ”, derivato dall’originario verbo greco “plassein” che significa creare forme partendo da una materia molle e, appunto, plasmabile.

Contemporaneamente si sviluppa, dal termine latino “sculptura”, l’attività scultorea consistente nello “scavare, incidere, tagliare, intagliare qualcosa, formare e lavorare di scalpello”, termini vicini per significato al latino “scalpere”, che significa tagliare, scalfire; tutti conoscono lo scalpello:
Ma nel volume nr. 10 del Duden, al significato di queste parole, troviamo per scultore “artista che produce opere plastiche con la pietra, il legno o altro”, e al termine “plastica” con l’aggiunta di “rappresentazione di persone o oggetti”, le stesse parole usate per l’indicazione di “scultura”, e dopo un punto e virgola, l’aggiunta di “plastica” con l’aggiunta di “plastica”. Così il diligente ricercatore è servito, rimanendo solo il detto: “ Il dilettante si meraviglia e pure l’esperto, mentre allo specialista scendono le lacrime sulle guance!”
Bruno Cappelletti è nato a Sopramonte / Trento in Trentino, Italia. Si è avvicinato alla pittura ed ancor di più , alla raffigurazione plastica all’ inizio degli anni settanta da autodidatta ed attualmente opera come libero professionista in campo artistico.
Egli sostiene nel suo catalogo: “Il mio lavoro consiste nel far emergere ciò che già esiste”.
I reperti che egli spesso tratta e rielabora, gli indicano, sin dall’inizio, una misura ben definita. Chi conosce Bruno Cappelletti sa con quanta sensibilità, capacità d’entusiasmo, spontaneità e creatività, a volte in modo giocoso, egli sviluppi i suoi temi. Da una momentanea ispirazione egli crea, come in una specie di continuo colloquio con l’essenza dell’oggetto naturale, il suo motivo e realizza l’idea passo dopo passo. Nel fare ciò egli usa la forza espressiva e la sensualità insita nei materiali usati. Ciò non è per B.C. un atto formale, bensì corrisponde profondamente alla sua interiorità, alla sua particolare tensione spirituale. Usando attivamente e coscientemente coraggio e umiltà egli realizza il proprio Io, e non solo nella sua attività artistica.
L’incontro di due materiali diversi, nei lavori di Bruno Cappelletti, assomiglia ad un abbraccio, un abbraccio con le speranze, le domande, i problemi del tipo:unione o inglobamento;
autoaffermazione o abnegazione;
simbiosi o parassitismo;
armonia o dissonanza;
Questi dualismi vengono superati, nell’opera di Bruno Cappelletti, nella ricerca di qualcosa di nuovo, di integro, di qualcosa di terzo o quarto, in senso alternativo. Per esempio nell’opera di “Cavallo a dondolo” o in “Ibrido”.
I temi generali della nostra esistenza, come la natura, l’uomo,l’amore, la femminilità, la maternità si ritrovano nelle sue opere. Per esempio in “La selezione” oppure in “La spalla” (La partner).
I suoi lavori sono per me, in fine, ritornanti variazioni su di un tema, esperienze avute in un nuovo “incontro” o , eventualmente, un lavoro preparatorio. Ma per questo serve spesso a B.C. un disegno che rimane riservato ad un’altra esposizione.
Vorrei aggiungere alla frase succitata di B.C. “ Il mio lavoro consiste nel fare emergere ciò che già esiste” quest’altra: “ Il mio lavoro consiste nel far emergere ciò che già esiste rispecchiato nella mia anima piena di senso estetico e di forza espressiva”.
E così si conclude forse il mio ragionamento. L’arte, che sia musicale, teatrale, pittorica o, appunto, anche sculturo o plastica, è una magia, una risposta alla Babilonia della confusione delle lingue. E così da anni noi ci incontriamo, lavoriamo, mangiamo, cantiamo e balliamo e, se necessario, piangiamo anche insieme. Questa è anche una parte del Tuo lavoro, caro Bruno. Te ne sono grato con tutto il cuore.

Matthias Schilling

BRUNO CAPPELLETTI: Artista degli archetipi

L’artista trentino proviene, con consapevolezza e spirito d’identità profonda, da una tradizione in cui la competenza tecnica è essenziale premessa agli esiti espressivi.
La forte caratterizzazione estetica è il risultato di un lungo cammino di ricercatore instancabile, caparbio e sapiente.
Dichiara, spesso, di sentirsi un “artigiano”, nel senso etimologico del termine, colui che con sapienza pratica esprime ed elabora manufatti artistici che abbiano grande valore estetico:
esplorando la complessa dimensione simbolica che s’annida dentro il mestiere.
Ovvero, l’immaginario legato alla trasformazione della materia (spesso il legno, ma non solo), elemento vitale ed insostituibile dello sviluppo umano.
E’ proprio dal rapporto con il legno, archetipo della conoscenza, che Cappelletti apprende che le qualità artistiche sono portatrici di verità, di svelamenti, di un cammino di trasformazione esistenziale che porta ai gradini più alti della consapevolezza.
Gli sviluppi successivi, attraverso l’impegno con i diversi materiali, legno, cemento, granito, marmo, bronzo rappresentano i complementari alle necessità espressive primarie.
Si apre, quindi, una ricerca – non esclusiva nella scultura, ma espressa anche in pittura – che si articola attraverso il confronto con forme, simboli che possano portare ad una visione oltre il tempo e la storia, per stimolare riflessioni di valore esistenziale.
Il suo itinerario artistico, ricco di importanti avvenimenti internazionali, coerente con questa visione globale dell’uomo, testimonia una linearità crescente verso livelli espressivi di ampio respiro: si considerino le opere per spazi pubblici realizzate nel tempo e nel mondo.
Osservando la sua opera complessiva si nota una traccia, una identità marcata, dalle prime sculture di piccolo formato alle complesse opere realizzate su commissione o nei molteplici simposi di scultura in giro per il mondo.
All’origine di ogni suo atto creativo c’è sempre la presenza della figura umana come simbolo insostituibile dell’agire terreno, come scarnificata figurazione rievocatrice della nostra identità.
Figure materne, essenziali che rappresentano personificazioni di energie naturali, di cicli vitali, di relazioni con l’universo, tanti sono gli slanci verso l’alto, quasi a marcare il personale cammino esistenziale volto ad un’insopprimibile ansia di trascendenza e di assoluto.
Tutto ciò, per rimarcare una lettura che gli attribuisca la volontà di dare all’opera un valore di testimonianza di vita e non un semplice “oggetto” estetico formale.
Per l’artista trentino, scavare il legno, modellare il cemento, fondere il bronzo o scalpellare il marmo è come dare un volto estetico all’invisibile, al mistero, a ciò che esiste nell’idea interiore per manifestare l’incessante ricerca di sé, per l’iniziazione di un processo di decantazione.
In particolare, l’uso del legno, delle radici è per Cappelletti un atto di “rivelazione, sorpresa, emozione” per “fare emergere ciò che già esiste” e in cui il suo intervento permetta di aprire un dialogo con l’infinito, con le priorità dell’inconscio, con la consuetudine a dire di sé ciò che è altro ed assoluto.
Seppur indaghi, con le sue opere, i temi della vita e dell’esistenza (la maternità, l’amore, la natura), egli lo fa per soddisfare il grande bisogno di testimoniare la fragilità dell’uomo, le sue precarietà, le sue attese di verità “altre”.
In questo senso diviene alchemico per identità archetipe preesistenti, che diano slancio e senso alle nostre quotidiane dis-armonìe.
La radice-legno, il legno-cemento, divengono, allora, metafore insopprimibili a cui guardare per capire i nostri destini, i deliri, i significati nascosti che aprano scenari infiniti.
Prima di essere scolpita, la materia è stata “inventata” e riscoperta da Cappelletti per indicare, e quindi comunicarci, un – oggetto – ch’egli ha identificato in un tronco d’albero, in una radice ritrovata nei torrenti trentini, in un blocco di marmo le cui venature parlano e traboccano, ovvero un – concetto – ch’egli ha nel frattempo elaborato nella mente.
La materia, lo strumento espressivo, è quindi la trascrizione di una riflessione mentale, di una denominazione segnica, che si fa “parola” e incanto per divenire successivamente ciò che nell’arte si chiama “rivelazione”, opera.

Novembre 2007 Pino Bonanno


Borgo Valsugana, luglio 2008.

Il tema dell’Annunciazione senz’altro uno dei più rappresentati nell‘ arte cristiana di tutti i tempi, non finisce mai di creare nuove emozioni e si presta quindi a sempre nuove interpretazioni. E’ il caso di questa bella scultura del Cappelletti, realizzata secondo il suo tipico stile, quello più conosciuto e, forse, più apprezzato anche dalla gente che non possiede una preparazione estetica approfondita. E’ un’opera ricca di suggestioni e poesia, in bilico tra religiosità ed edonismo, nella quale la narrazione del miracoloso evento assume le forme sensuali del sogno impossibile.
Lo stile ”cappellettiano” è il frutto di una lunga meditazione sulla figura umana colta nei suoi aspetti e nelle sue forme più essenziali, ridotta ad un gioco di puri volumi decantati da ogni elemento più schiettamente, o se vogliamo , più prosaicamente figurativo o connotativo, dove la luce scorrendo sulle superfici levigate, le anima restituendoci quei particolari volutamente mancanti, ma anche condizionanti, in modo che ogn’uno possa ritrovare nell’opera quello che crede di vedere. Su questo processo di creazione e stilizzazione hanno certamente influito le suggestioni verso certa produzione novecentesca di Moore, di Viani, di Arp e di altri artisti ancora, coniugate con le forme metafisiche di De Chirico e Carrà. Un insieme straordinario di stimoli e citazioni colte abilmente,dominate, asservite ad un pensiere creativo sempre lucido, e personale e concretizzate da una professionalità paragonabile solo a quella degli antichi artigiani. Ed è proprio come consumato artigiano che nel processo creativo del Cappelletti conta moltissimo ed ha valore determinante nella riuscita dell’opera la scelta del materiale da usare. Nel caso di una scultura lignea, non usa genericamente un legno, ma di volta in volta sceglie tra il legno di quercia, di pino, di tiglio, di acero, di betulla, di faggio, di pero e altre essenze ancora perché ogn’una di esse ha le caratteristiche ben precise che a seconda della lavorazione possono dare dei risultati anche molto diversi tra di loro. Nel caso dell’”Annunciazione” ha usato il legno di acero, una essenza dura, compatta che non scheggia, che si presta particolarmente a lavorazioni di precisione con superfici ben levigate e pulite dove la luce scorre creando delicati giochi chiaroscurali.

Vittorio Fabris

Telve Valsugana, luglio 2008.

Bruno Cappelletti, nato a Sopramonte (Trento) , da molti anni ormai vive e lavora a Castelnuovo in Valsugana. Scultore e pittore assai estroverso e versatile, ama le forme organiche mutuate dalla natura, esprimendosi di preferenza con il legno, un materiale verso il quale dimostra una particolare sensibilità ed attenzione nonché una consumata perizia nelle varie tecniche di lavorazione e di intaglio, frutto di anni di intenso lavoro.
Organizzatore di eventi culturali nazionali ed internazionali, promuove mostre e workshops in tutta Europa. Dispone di un ricco curriculum artistico-culturale ed è presente con le sue opere di pittura e scultura in moltissimi paesi, in particolare quelli di lingua tedesca, Austria,Germania, Francia e soprattutto in Italia.
Nella sua poetica creativa il Cappelletti, come lui stesso ammette, non cerca altro che di far emergere dalla materia grezza ciò che già esiste ed è rispecchiato nella profondità del suo animo pieno di gusto estetico e forza espressiva. S itratta in sostanza di liberare una forma del materiale superfluo che ne maschera l’aspetto. Ma la ricerca del Cappelletti non si ferma qui. Da anni sta sperimentando con successo le sculture polimateriche o, per meglio dire, sposate. Si tratta di opere dove la combinazione e l’abbraccio di due materiali molto diversi come ad esempio il legno ed il cemento, o la pietra e il legno, vincendo la loro naturale diversità si fondono in qualcosa di “ altro” o di terzo diventando un’unica e nuova materia, ricca di valenze espressive, capace di creare nuove pulsioni e inaspettate sensazioni.

Vittorio Fabris

Alcune note su Bruno Cappelletti in occasione della sua Personale di Pittura e Scultura tenuta nei locali del Municipio di Castelnuovo nel dicembre 2008.


Bruno Cappelletti, nato a Sopramonte (Trento) nel 1945, da molti anni ormai vive e lavora a Castelnuovo in Valsugana. Scultore e pittore assai estroverso e versatile, ama le forme organiche mutuate dalla natura, esprimendosi di preferenza con il legno, un materiale verso il quale dimostra una particolare sensibilità e attenzione nonché una consumata perizia nelle varie tecniche di lavorazione e di intaglio, frutto di anni di intenso lavoro.
Organizzatore di eventi culturali nazionali e internazionali, promuove mostre e workshop in tutta Europa. Dispone di un ricco curriculum artistico-culturale ed è presente con le sue opere di pittura e scultura in moltissimi paesi, in particolare in quelli di lingua tedesca, Austria e Germania, nonché in Francia e, soprattutto, in Italia. Nella sua poetica creativa il Cappelletti, come lui stesso ammette, cerca di far emergere dalla materia grezza ciò che già esiste ed è rispecchiato nella profondità del suo animo pieno di gusto estetico e forza espressiva. Si tratta in sostanza di liberare una forma dal materiale superfluo che ne maschera l’aspetto e l’anima; un po’ come diceva Michelangelo. Ma la ricerca del nostro non si ferma qui. Da anni sta sperimentando con successo le sculture polimateriche o, per meglio dire, sposate. Si tratta di opere dove la combinazione e l’abbraccio di due materiali molto diversi, come ad esempio il legno e il cemento o la pietra e il legno, vincendo la loro naturale estraneità, si fondono in qualcosa di “altro” o di terzo, diventando un'unica e nuova materia ricca di valenze espressive, capace di creare nuove pulsioni e inaspettate sensazioni.

La pittura
I dipinti esposti a Castelnuovo, più vicini all’affresco che alla tempera, meritano qualche nota per spiegare la raffinata tecnica usata dall’artista.
Su un supporto ligneo viene steso e levigato uno strato d’intonaco fatto con un impasto di calce, cemento bianco e polvere di marmo. Su questo impasto fresco, servendosi di tutta una serie di mascherine di cartone, vengono fatti cadere gli ossidi colorati in polvere tramite un piccolo setaccio o colino. L’impasto asciugandosi produce un processo di carbonatazione e consolidamento dei colori simile a quello dell’affresco. Effetti particolari come contorni o ombreggiature sono ottenuti spostando abilmente le mascherine o con stratificazioni di più colori.
È una tecnica particolare creata dall’artista il quale, nella sua consumata perizia, si è avvalso di una somma di conoscenze e segreti professionali, tra i quali ci sembra di individuare sia alcune reminiscenze dell’antica tecnica francese usata nella lavorazione dello smalto, nota con il termine di cloisonné, tecnica peraltro usata ancora oggi nell’applicazione degli smalti fusi su metallo, sia certi passaggi artigianali usati nella tecnica di stampa serigrafica.

Cappelletti è un artista estremamente versatile, con un bagaglio di conoscenze e sperimentazioni tecniche paragonabili solo agli artisti del passato, e se mi si consente l’azzardo, ai maestri medievali. Come l’artista medievale, egli è continuamente alla ricerca di nuovi modi di espressione, che più compiutamente possano esprimere il suo spirito libero e il suo amore per la vita e la bellezza.

Le sue opere, in apparenza semplici e lineari tanto da sembrare talvolta quasi improvvisate, sono invece frutto di complessi processi creativi attuati attraverso una maestria artigianale. Ma, mentre l’artigiano si appaga della sua perizia, soddisfatto di aver superato tutte le difficoltà tecniche incontrate, Cappelletti, coerentemente con la sua anima di artista, mira invece a mimetizzare con il risultato finale la genesi creativa, infondendo nell’opera quei valori estetici ed espressivi che sono patrimonio comune dell’uomo di tutti i tempi e di tutte le latitudini.

Lo stile “cappellettiano” è il frutto di una lunga meditazione sulla figura umana colta nei suoi aspetti e nelle sue forme più essenziali, ridotta ad un gioco di puri volumi decantati da ogni elemento più schiettamente, o se vogliamo, più prosaicamente figurativo o connotativo, dove la luce, scorrendo sulle superfici levigate, le anima restituendoci quei particolari volutamente mancanti, ma anche condizionanti, in un modo che ognuno possa ritrovare nell’opera quello che crede di vedere. Su questo processo di creazione e stilizzazione hanno certamente influito le suggestioni verso certa produzione novecentesca di Moore, di Viani, di Arp e di altri artisti ancora, coniugate con le forme metafisiche di De Chirico e Carrà. Un insieme straordinario di stimoli e citazioni colte abilmente, dominate, asservite ad un pensiero creativo sempre lucido e personale e concretizzate da un’alta professionalità, paragonabile, come sopra accennato, solo a quella degli antichi artigiani. Ed è proprio come un consumato artigiano che nel processo creativo del nostro conta moltissimo ed ha un valore determinante nella riuscita dell’opera la scelta del materiale da usare.
Cappelletti, nel caso di una scultura lignea, non usa genericamente un legno, ma di volta in volta sceglie tra il legno di quercia, di pino, di tiglio di acero, di betulla, di faggio, di pero e di altre essenze ancora, quello che in quel momento si presta maggiormente alla sua realizzazione; questo perché ogni sua scultura ha delle caratteristiche materiche ben precise legate alla natura e qualità del legno, considerato giustamente materia viva e di grande valenza espressiva.
In parole povere, è non è una banalità, una Annunciazione realizzata in legno di quercia può essere molto diversa dalla stessa Annunciazione creata con legno di pino.

Castelnuovo, 12 dicembre 2008

Vittorio Fabris 2008©



18.2.05

CAPPELLETTI - manifesto















16.2.05

Rassegna stampa




















































































































































1.1.05

CAPPELLETTI: VITA d' ARTISTA - Immagini






























































































































































































































































































































































































































































































































































































































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